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Anche in Piemonte l'INPS in affanno non convince fra ritardi biblici ed una infruttuosa caccia al falso invalido

Martedì 22 marzo 2011 alle ore 11.00, nella Sala Carpanini di Palazzo Civico, si è svolta, in seduta congiunta della IV Commissione Consiliare Permanente e della Commissione Consiliare Diritti e Pari Opportunità, l’audizione del direttore dell’area metropolitana INPS di Torino, Vincenzo Ciriaco, in merito alla verifica del percorso di riconoscimento dell’invalidità civile e della legge 104/92. Presenti in sala rappresentanti del volontariato, delle associazioni (per il CP chi scrive e il nostro presidente De Vecchi), dei sindacati e dei patronati e direttori delle ASL torinesi.

Il dottor Ciriaco dipinge un quadro che vorrebbe essere ottimista, ma che di fatto genera ulteriori perplessità e alimenta il malcontento che serpeggia nel  mondo della disabilità ormai da un anno, da quando cioè è entrata in vigore la procedura informatica per la presentazione della domanda di invalidità o di 104: mesi di attesa tra la domanda e la chiamata a visita e mesi prima che il verbale della visita venga convalidato e inviato alla persona disabile (con un passaggio da ASL a INPS e uno ulteriore da INPS al cittadino).

Secondo Ciriaco la situazione sarebbe ora in fase di normalizzazione: soprattutto i tempi di attesa tra presentazione della domanda e chiamata a visita si sarebbero sensibilmente ridotti, mentre lunghi resterebbero ancora i tempi tra la visita e l’invio del verbale al disabile. Queste affermazioni trovano però solo parziale rispondenza nella realtà: rappresentanti del volontariato denunciano, infatti, come molti loro assistiti stiano attendendo ancora la visita dopo otto o nove mesi dalla presentazione della domanda. Resterebbero addirittura casi irrisolti dal 2009, a conferma che i ritardi, purtroppo, non concernono solo il 2010. Del resto, sollecitato a fornire numeri più precisi, Ciriaco parla di 60.000 richieste presentate nel 2010 su Torino e provincia (su quelle dell’anno precedente sorvola) e di appena 20.000 pratiche concluse. Seguendo una ragionevole progressione aritmetica se ne desumerebbe che i prossimi due anni saranno dedicati interamente allo smaltimento delle restanti quarantamila e che coloro i quali presenteranno domanda quest’anno avranno una risposta, se tutto va bene, nel 2014. Tanto più che da giugno il personale prestato all’INPS da altri enti dovrà far ritorno nelle sedi d’origine e che l’INPS dovrà dunque fronteggiare anche un calo del personale. Desta perplessità, inoltre, la scelta dell’INPS di delegare a una ditta esterna  il compito di inviare a casa i verbali definitivi: una ditta di cui Ciriaco rifiuta di fornire il nome e rispetto alla quale è oltretutto possibile sollevare anche qualche  dubbio in materia di tutela della privacy. Desta anche perplessità e un certo fastidio constatare come l’INPS utilizzi questa “innominata” ditta come alibi: i ritardi sarebbero attribuibili a quest’ultima e non all’ente in sé, quasi che esso non fosse tenuto a un’azione di supervisione e sanzione e quindi, in ultima istanza, responsabile.

Se si considera che a Torino le procedure per il riconoscimento dell’invalidità e della 104 si concludevano mediamente nel giro di tre o quattro mesi, il peggioramento è evidente e gravissimo. Il sistema informatico dell’INPS rivela dunque tutte le sue carenze. Lamentele puntuali al riguardo vengono dal direttore della ASL 2 che spiega come per gli operatori delle Aziende Sanitarie risulti pressoché impossibile far dialogare il proprio sistema informatico (collaudato da tempo e nel complesso ben funzionante) con quello dell’INPS: difficile collegarsi, difficile utilizzarlo. Suggerisce, con una boutade che però incontra i favori del pubblico, di spedire in Siberia il programmatore che ha ideato il sistema. Anche i patronati, che hanno fatto da mediatori nella presentazione delle domande per coloro che non potevano farla autonomamente, denunciano notevole imbarazzo per le inefficienze del sistema informatico INPS: quando gli assistiti chiedono notizie sulle loro pratiche, i patronati non hanno mezzi per rispondere perché, una volta compilata e spedita online la domanda, anche per loro il sistema diviene off limits.

L’unica risposta che Ciriaco offre a queste critiche ha il sapore della presa in giro: le difficoltà deriverebbero dal fatto che il Piemonte è una regione informaticamente molto avanzata; in regioni con livello di informatizzazione più basso o addirittura inesistente le procedure sarebbero invece – a suo dire – assai più rapide, toccando vette di efficienza di un solo mese per il disbrigo dell’intera procedura (richiesta visita, visita, spedizione verbale) a Ragusa…. 

Seguono osservazioni e testimonianze delle associazioni dei disabili: disabili ai quali, in mancanza del riconoscimento dell’invalidità, sono state negate le protesi o che non hanno potuto usufruire dei finanziamenti regionali per gli ausili ad alta tecnologia o dei permessi lavorativi loro o dei loro parenti perché il verbale della 104 ha tardato ad arrivare (nel caso di chi scrive non è ancora arrivato a distanza di un anno). Una rappresentante della CIGL sta raccogliendo denunce per presentare poi un esposto contro l’INPS e invita chi fosse interessato a contattarla.

Non manca un riferimento all’altro fronte su cui l’INPS si sta impegnando con modalità ed esiti alquanto discutibili, ossia la caccia ai “falsi invalidi”: convocate a visita persone con disabilità congenita o acquisita pluridecennale (secondo Ciriaco per scusarsi con queste persone le commissioni fornirebbero loro l’esenzione definitiva da ulteriori controlli come previsto da una legge del 2002; affermazione smentita dall’esperienza di molti dei presenti) che attendono, anche in questo caso, mesi prima di vedersi riconfermato il loro grado di disabilità e le prestazioni economiche che ne conseguono; e persone alle quali queste prestazioni sono state negate, anche se la loro disabilità è reale, perché i criteri di valutazione sono stati mutati con conseguente riduzione della percentuale dell’invalidità. E qui, oltre al danno vi è anche l’umiliazione: venir annoverati tra i “falsi invalidi”, assimilati a coloro che disabili non sono per nulla e che hanno presentato certificati e documentazione falsi, complici medici conniventi e destinati a restare impuniti. Che l’indispensabile differenziazione tra disabili a tutti gli effetti falsi e disabili che si sono visti ridurre la percentuale di invalidità venga sempre taciuta induce al sospetto: il sospetto che vi sia da parte dell’INPS una precisa volontà di ridurre le spese a ogni costo alle spalle dei disabili, ricercando nel contempo, con astuta demagogia, un esteso consenso popolare. Se non è più possibile, perché politically uncorrect e legalmente vietato, ricorrere agli slogan tristemente noti del periodo nazista (in cui si affermava il peso economico del disabile per la collettività e si prospettava come più conveniente la sua eliminazione – prassi poi di fatto praticata), si ricorre all’arma del discredito: non i disabili costano, per carità, solo quelli falsi, salvo poi far passare tutti per falsi agli occhi dell’opinione pubblica che viene così raggirata. E che i grandi ritardi con cui le prestazioni economiche vengono infine concesse, a quei pochi che come falsi invalidi non li si può proprio far passare, rientrino in questa stessa strategia è dubbio ben fondato.

 Elisa Leonzio

Torino, 4 aprile 2011

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