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I destini del Maria Adelaide e le ripercussioni sull'Unità Spinale Unipolare di Torino

Le voci sulla possibile chiusura del Maria Adelaide hanno preso corpo nelle preoccupazioni di chi in questo ospedale ci lavora .Giovedì 21 aprile abbiamo avuto notizia dai giornali dell'assemblea degli operatori del Maria Adelaide a difesa del lavoro e per il mantenimento funzionale della struttura. Noi non siamo in grado, nè ci compete, giudicare se problemi di bilancio siano sufficienti a giustificare la chiusura dell'ospedale Maria Adelaide. In generale quale Coordinamento Paratetraplegici del Piemonte non riteniamo sia opportuno chiudere dei centri che in ogni caso dimostrano efficienza ed eccellenza nei servizi ai cittadini. Ma presso il Maria Adelaide è attivo il reparto in neurourologia, dove si eseguono gli interventi sulla vescica neurologica di persone con lesione midollare e questo ci riguarda. Da quando, nel 2007, è stata aperta l'Uunità Spinale Unipolare di Torino noi ripetiamo che l'unipolarità non è stata raggiunta. Sosteniamo che questa struttura lavora al 75% delle sue possibilità, perché riteniamo che:

" L'eccellenza in questo contesto non sta solo nel salvare le vite umane, ma nel riportare le persone attraverso "l'Unipolarità", ovvero una completa tran-disciplinarietà, ad essere curati in modo integrato fra specialisti, per avviarsi verso una propria vita indipendente nella nuova condizione di disabile. Certamente è una trans-disciplinarietà complessa, che prevede l'interazione tra una media di 21 professionisti, provenienti da medicina, altre professioni sanitarie, delle scienze umane e dal volontariato." [Fondazione ISTUD, "La composizione dell'offerta socio sanitaria per le persone con lesione midollare: censimento delle strutture dei professionisti e delle tipologie assistenziali esistenti in Italia", Roma 4 aprile 2011]

Ecco: fra le ventuno competenze professionali esperte che in Unita Spinale Unipolari si occupano del lesionato midollare, in acuzie come durante tutta la sua vita, c'è, fondamentale, la neuro-urologia. Abbiamo sempre denunciato quale controsenso sia che un paziente ricoverato in Unità Spinale Unipolare debba essere trasportato in ambulanza all'altro capo della città, al Maria Adelaide, per essere operato e di seguito sorga sempre il dubbio se sia più prudente trattenerlo presso quel presidio sanitario o rimandarlo in USU dove competenze, esperienza, strumentazione, spazi e perfino arredi sono studiati a misura di disabile, ma mancherebbe poi il chirurgo operante. Se adesso la Direzione Sanitaria deciderà di chiudere il Maria Adelaide noi abbiamo qualcosa da dire: 

  • Auspichiamo che si dia un passo decisivo verso quella Unipolarità che prevede professionalità diverse in un unico fisico, che nel nostro caso dia un senso alla passerella che unisce l'Unità Spinale al CTO. 

  • Auspichiamo che la neurologia trovi una sua sede fra il quarto piano dell'USU, il CTO e le sue sale operatorie. 

  • Auspichiamo che queste decisioni, volte a mettere a regime una struttura nuova e non completata, vengano prese indipendentemente dalla chiusura o meno del Maria Adelaide, come d'altronde veniamo chiedendo da anni.

Naturalmente, in una simile riorganizzazione, verrà spontaneo chiedersi cosa ci facciano alcuni letti per cerebro-lesioni gravi in unità spinale, ma di questo ci occuperemo magari in futuro. Per ora abbiamo chiesto di essere ricevuti dalla direzione della nascente "cittadella della salute" e di essere ascoltati.

pgs

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