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Manovra-bis: salvare le politiche sociali 

Le proposte della Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap 

Nel giro di un mese la già preoccupante Manovra di luglio (Legge 111/2011) viene ulteriormente aggravata di misure di forte impatto negativo sui cittadini, in particolare sulle persone con disabilità e le loro famiglie e con marcati profili di iniquità sociale ed inefficacia strutturale. 
Ai giudizi già espressi in occasione dell’approvazione della Legge 111/2011, non possono, pertanto che aggiungersene degli altri derivanti dalla lettura del Decreto-legge 138/2011 in discussione alle Camere in questi giorni. 

Delega per la riforma fiscale e assistenziale 
La FISH continua a ritenere che il vero focus - da cui non ci si deve distrarre - sia la delega per la riforma fiscale e assistenziale. È dalla riforma dell'assistenza che il Governo intende recuperare 24 miliardi in due anni. 
In tal senso il Decreto 138 nulla cambia rispetto alla Legge 111 (art. 40), salvo per il fatto che anticipa di un anno il preteso recupero di 4 miliardi (2012) e di 20 miliardi (2013). Un elemento – che va rigettato – deve essere chiaro a tutti: la riforma fiscale che si intende avviare non è dettata da intenti di efficacia, efficienza, prossimità ai cittadini, tutela di dei livelli essenziali dei diritti, ma esclusivamente da ragioni di presunto risparmio. Questo metodo la FISH lo rifiuta con forza! 
Ma vogliamo che il metodo sia ancora più chiaro a tutti. 

L’articolo 40 della Legge 111 di luglio 2011 prevede un taglio lineare della quasi totalità delle agevolazioni fiscali per la maggioranza dei contribuenti. Per l’esattezza la diminuzione sarà pari al 5% dal 2013 (ora 2012) e al 20% nel 2014 (ora 2013). Una mannaia su milioni di contribuenti, visto che le agevolazioni di cui si parla riguardano la detrazione delle spese sanitarie, dei familiari a carico, dei mutui per la prima casa, dei detrazione per reddito da lavoro dipendente oltre che delle deduzioni per l'assistenza specifica, per le badanti e per le colf e molti altri benefit. La Legge tuttavia prevede una clausola di salvaguardia: quelle agevolazioni non verranno decurtate se entro il 30 settembre 2012 saranno adottati provvedimenti legislativi in materia fiscale ed assistenziale “aventi ad oggetto il riordino della spesa in materia sociale, nonché la eliminazione o riduzione dei regimi di esenzione, esclusione e favore fiscale che si sovrappongono alle prestazioni assistenziali, tali da determinare effetti positivi, ai fini dell’indebitamento netto, non inferiori a 4.000 milioni di euro per l’anno 2012 ed a 20.000 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2013.” 
Pertanto le famiglie, in ispecie quelle in cui sia presente una persona con disabilità, verranno colpite in ogni caso. 
Va detto che il Decreto 138 appena approvato, ammette una terza ipotesi, alternativa o aggiuntiva: pur di recuperare quei 24 miliardi il Governo potrà rimodulare anche le imposte indirette (tradotto: IVA, Imposte di bollo, Tasse di successione ecc.). Va detto, a questo punto, che esiste già una bozza di delega sulla riforma fiscale e assistenziale. Nella bozza solo l'ultimo articolo si riferisce all'assistenza, ma appare già più che sufficiente a provocare notevoli danni. 
Il testo prevede di intervenire sull’ISEE, sulla definizione di “stato di bisogno”, sull'armonizzazione dei servizi per “evitare sovrapposizioni”, di interventi sui criteri di accesso all’indennità di accompagnamento, sul ruolo del enti non profit in una logica di welfare caritatevole. 

La FISH ritiene, sulla base di ben altri motivi e necessità, che la riforma dell'assistenza sia necessaria e urgente, ma che vada affrontata in una logica molto diversa e soprattutto con la priorità dei diritti dei cittadini e della qualità dei servizi erogata vieppiù in una situazione di crisi economica e di tendenziale impoverimento delle famiglie. La riforma non può essere affrontata con il solo intento di risparmio e in modo emergenziale. La replica a questa irremovibile posizione di FISH è prevedibile: dove trovare quei 24 miliardi che servono entro due anni? 
La risposta, o meglio “le risposte”, si trovano già da una lettura critica del Decreto 138 appena pubblicato in Gazzetta Ufficiale. E le risposte possono consentire un recupero ben superiore ai 24 miliardi. 
Un primo elemento di recupero parziale di quei 24 miliardi lo troviamo già nella nuova “clausola di salvaguardia”. Il Governo si riserva di intervenire in futuro sulle imposte indirette. Bene. Lo faccia subito: aumenti di un punto l’aliquota IVA (da 20 a 21%); e introduca una aliquota superiore per la tassa di successione sui patrimoni superiori ai due milioni di euro. Ma vediamo gli altri aspetti e le controproposte della Federazione. 

Tagli agli enti locali e ai Ministeri
 
Leggendo il Decreto 138, la più immediata preoccupazione deriva dagli ennesimi previsti tagli agli enti locali. In totale, già nel 2012 Regioni, Province e Comuni dovranno risparmiare 6 miliardi che diventeranno, 6,4 nel 2013, e 6,4 dal 2014 in poi. Per l'esattezza 3,6 dovranno essere recuperati dalle Regioni, 1,7 miliardi dai Comuni (2 miliardi dal 2013) e 700 milioni dalle Province (800 dal 2013 in poi). Il meccanismo è quello del patto di stabilità fra Stato e Autonomie locali cioè un assieme di regole che impedisce agli enti locali di gestire i propri bilanci oltre certi limiti (qualitativi e quantitativi di spesa). 
Agli enti locali rimangono tre possibilità: diminuire la quantità e la qualità dei servizi; aumentare la partecipazione alla spesa da parte dei cittadini, oppure aumentare le imposte locali. 
Una restrizione di tale entità incide profondamente sui servizi erogati ai cittadini, in particolare il trasporto pubblico, l’assistenza sociale (cioè i servizi sociali a bambini, disabili, anziani) e, ancora una volta, sulla sanità oltre che su molti altri servizi che oggi vengono garantiti, già con difficoltà e in modo disomogeneo, ai cittadini. 
Questo taglio non interviene a freddo, ma in un comparto già molto dolente. Rammentiamo le profonde retrazioni subite dalle politiche sociali nelle ultime tre finanziarie e leggi di stabilità, che hanno avvicinato allo zero quanto lo Stato destina all'assistenza. Ad aggravare le già cupe prospettive nel nuovo Decreto, aumentano anche i tagli ai Ministeri già previsti dalla Manovra di luglio. La somma totale dovrebbe essere di 7,4 miliardi che un successivo decreto stabilirà come suddividere fra i diversi dicasteri. Sebbene il Ministro Tremonti ha rassicurato che questi tagli non riguarderanno la scuola, la ricerca e la sanità, non è possibile credere che una riduzione di tale mole non abbia alcun effetto sui cittadini. 

La FISH, quindi, rigetta fermamente il taglio cui saranno costretti gli Enti locali nei prossimi anni, per le conseguenze devastanti sulla coesione sociale, sulla qualità di vita e sull'inesorabile impoverimento delle famiglie italiane. Tutti questi effetti sono moltiplicati per i nuclei a basso reddito, dove sono presenti anziani non autosufficienti e persone con disabilità. Va aggiunto un fortissimo rischio di istituzionalizzazione delle persone con disabilità: le famiglie non reggeranno l’impatto della nuova situazione e le persone con disabilità saranno costretti alla segregazione in istituto. 

Sulle disfunzioni e sugli “sprechi” degli Enti locali va, tuttavia, avviata una seria riflessione, anche sull'onda di altri input del Decreto 138/2011. Ad esempio, una approfondita verifica va adottata sulle Aziende Municipalizzate per le quali si prevede con vaghezza la privatizzazione. Troppo spesso le Municipalizzate hanno rappresentato una “valvola di sfogo” per la cosiddetta “partitocrazia”: consigli di amministrazione ridondanti, un eccesso di dirigenti sistemati dalle segreterie dei partiti mentre manca un numero adeguato di tecnici con specifica competenza, sono la causa di attività scarsamente efficienti i cui costi (sia economici che di qualità) si riversano sui privati Cittadini. 
Anche in questo caso il Decreto dovrebbe invece indicare con chiarezza come e dove diminuire i costi (ad iniziare dalle “poltrone” per finire con i requisiti professionali dei dirigenti), verosimilmente molto più ingenti che la soppressione di alcune province. 
A proposito di queste ultime, non si ritiene razionale la cancellazione delle province in ragione del numero degli abitanti o del territorio di afferenza. Le province o hanno un’utilità o non ce l’hanno. Pertanto, visto che la produttività di queste in seno alla Pubblica Amministrazione è straordinariamente bassa, e visto che le maggiori competenze sono state trasferite alle regioni e ai comuni, appare più seria una scelta univoca: la cancellazione di tutte le province evitando le indecorose discussioni su quali e quante debbano essere “salvate” dalla soppressione. 

Tassa di solidarietà 
Dalla cosiddetta tassa di solidarietà dovrebbero entrare nelle casse dello Stato 3,8 miliardi di euro. Il meccanismo è quello dell'imposizione marginale aggiuntiva pari al 5% sui redditi lordi superiori ai 90mila euro e del 10% sui redditi lordi superiori ai 150mila euro. 
Se da un lato è corretto applicare un prelievo aggiuntivo ai redditi superiori, il meccanismo è viziato da due elementi. 
Il primo: evitano l'imposizione tutti gli evasori totali o parziali che – secondo dati della stessa Agenzia delle entrate – sono un numero cospicuo. Secondo proiezioni attendibili sfuggono dall'imposizione del fisco 179 miliardi di euro l'anno. 
Senza un intervento profondo e moderno contro l’evasione fiscale, la misura risulta inefficace ed iniqua, colpendo solo chi già paga regolarmente le tasse. 
In secondo luogo, l’imposizione non tiene conto della composizione del nucleo familiare e della presenza di minori o persone non autosufficienti o con disabilità. 
La FISH ritiene che la tassa di solidarietà vada rivista, innalzando i limiti di applicazione, ma rimodulando il sistema di calcolo del reddito in modo che vengano considerati anche i grandi patrimoni e le grandi rendite finanziarie. Nella sostanza, introdurre la “patrimoniale” sui redditi/patrimoni elevati. 

Evasione fiscale 
Anche nella lotta all'evasione fiscale si ritiene possa essere prevista un'azione più energica, abbassando innanzitutto il limite di tracciabilità dei pagamenti a 1000 euro onde poter evitare ancora di più l'elusione fiscale. Una ipotesi ulteriore, può essere la differenziazione della tracciabilità, imponendone una soglia ancora più bassa quando i pagamenti siano relativi a servizi o prestazioni o a fatturazioni in cui i servizi e le prestazioni siano prevalenti. 
Inoltre, negli ultimi tre anni, il Parlamento ha più volte attivato Piani straordinari di verifica sulle “false invalidità”. Ci si attende ora che piani delle medesima virulenza siano adottati contro gli evasori fiscali, orientando i controlli verso i settori di attività che negli ultimi anni si sono dimostrati più permeabili all'evasione fiscale. I dati sono già noti all'Agenzia delle entrate grazie ai cosiddetti studi di settore degli ultimi anni. 

La repressione dell’evasione fiscale è un passaggio essenziale per le sorti e le politiche future di questo Paese e per questo ci si attende non condoni, non misure occasionali, non “misure promozionali”, ma interventi strutturali per evitare che, anche in futuro, il gravame fiscale pesi solo sui redditi dei lavoratori e dei pensionati e che questo ammanco colposo sia una scusante per la mancata erogazione di servizi essenziali ai Cittadini. 

Tasse sulle rendite finanziarie 
Il Decreto 138/2011 prevede l’aumento dell’imposta sulle rendite finanziare al 12,5 al 20%, esclusi i titoli di Stato (BTP, BOT, Buoni postali …) Si tratta di un intervento che colpisce allo stesso modo i piccoli e i grandi risparmiatori. Molti di questi ultimi sono gli stessi istituti bancari, le grandi aziende … Inoltre, le rendite finanziarie, in tal modo, continuano ad essere tassate meno del lavoro dipendente o autonomo. Ad esempio, uno degli speculatori in azione in questi giorni, subirà un'imposta pari al 20% anche se ha ricavato dai suoi traffici, supponiamo, 50mila euro, senza aver lavorato un'ora. 
Non è purtroppo stata considerata la seria ipotesi, già adottata in alcuni Paesi europei, di applicare alle rendite finanziarie le aliquote IRPEF differenziate a seconda del reddito lordo. In tal modo, l'imposta sarebbe progressiva e proporzionata anche alle rendite finanziarie, salvaguardando i piccoli risparmiatori.
Si apprezza, inoltre, l'ipotesi di un prelievo una tantum sui capitali rientrati da conti esteri in seguito al cosiddetto “scudo fiscale” (circa 200 miliardi) che rammentiamo erano stati “tassati” al 5% massimo. Va prevista una aliquota significativa almeno del 10%. Su tale ipotesi vi sono delle proiezioni di sicuro interesse ai fini dei conti dello Stato: si valuta un rientro pari a circa 20 miliardi. 
Non va dimenticato, tuttavia, che esistono ancora depositi illegali all'estero stimati in circa 150 miliardi di euro che continuano a sfuggire al controllo del fisco. L’intensificazione dei controlli e la stipula di accordi internazionali che consentano di “inseguire” i depositi illegali all'estero, ci sembrano ormai un'azione indispensabile. 

Le pensioni 
Alla vigilia della presentazione del Decreto, ci si attendeva da più parti un intervento deciso sulle pensioni. 
In realtà l'intervento “pensionistico” si è limitato alle lavoratrici del settore privato. Per esse la pensione di vecchiaia inizierà a scorrere dagli attuali 60 anni a 65 anni a partire già dal 2016 anzichè dal 2020. Lo slittamento che si concluderà nel 2028 quando la pensione di vecchiaia sia per gli uomini che per le donne sarà a 65 anni. Ovviamente ci potranno essere ulteriori interventi normativi per elevare il limite di 65 anni per la pensione di vecchiaia. 
L’assenza di azioni più decise sulle pensioni (anticipare per tutti il limite dei 65 anni), ha raccolto il consenso di alcune parti politiche, ma ha comportato anche un effetto economico molto smorzato che si è dovuto compensare con altre misure, alcune già indicate in questo documento, altre quantomeno bizzarre quali, ad esempio, il rinvio di due anni del pagamento del TFR per i dipendenti pubblici che chiedono il pensionamento anticipato. 

La FISH ritiene che sarebbe più responsabile ed equo anticipare nel tempo il limite di 65 anni di età, impattando in modo significato sui bilanci previdenziali di questo Paese. Gli effetti di questa “indecisione”, al contrario, saranno strutturali e incisivi nel tempo. Infatti la spesa previdenziale rappresenta il 40% circa della spesa pubblica, contro il 2,7% della spesa per politiche sociali sulle quali le ultime due manovre si accaniscono senza ritegno. 

Collocamento mirato 
Il Decreto-legge 138 interviene anche sulla Legge 68/1999 (diritto al lavoro dei disabili). È singolare che mentre i mercati affondano, il disavanzo pubblico tocca vette record, il PIL si avvicina allo zero, si intervenga all'interno di una disposizione straordinaria anche una norma che riguarda il collocamento mirato, come se questo fosse il maggior elemento di ostacolo al mercato del lavoro o all'attività imprenditoriale. Ma tant'è: quella che ne esce è una modificazione della norma originaria che ha luci ed ombre a seconda di come potrà funzionare la contrattazione a livello regionale e nazionale. 
Il Decreto riguarda le imprese che occupano personale in diverse unità produttive o le imprese che fanno parte di un gruppo. Quindi riguarda le grandi aziende. 
Queste come noto, devono rispettare un'aliquota minima di assunzioni obbligatorie (disabili, ad esempio). La nuova disposizione ammette che l’intera aliquota possa essere rispettata compensando le assunzioni fra unità o imprese che fanno parte dello stesso gruppo. 
Per fare un esempio: se un gruppo industriale a tre imprese in tre regioni diverse, potrà provvedere al rispetto dell'aliquota obbligatoria, assumendo tutti i lavoratori in un'unica impresa. 
Qualcosa di simile viene previsto anche per i datori di lavoro pubblici possano essere autorizzati, su loro motivata richiesta, ad assumere in una unità produttiva un numero di lavoratori aventi diritto al collocamento obbligatorio superiore a quello prescritto, portando le eccedenze a compenso del minor numero di lavoratori assunti in altre unità produttive, in questo caso, della medesima Regione. 
Come già detto FISH ritiene “neutro” il provvedimento: la sua efficacia è correlata alla capacità di verificarne l’attuazione, contrattare con le grandi aziende tempi e modi di più efficace applicazione, proporre e diffondere buone prassi. La sua neutralità però non può essere di ostacolo al contenimento della disoccupazione ed all'inoccupazione specie se di lunga durata come per le disabilità intellettive, per le donne con disabilità, e nel sud. Sarebbe una discriminazione inaccettabile.

 Conclusioni 
La Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap è perfettamente cosciente della gravità della situazione e non ignora le cause interne ed internazionali che l’hanno provocata ed aggravata. La Federazione è costituita da persone che, prima di essere disabili, sono Cittadini e come tali devono e possono contribuire a trovare le soluzioni ai problemi attuali e futuri. 
Riteniamo che il nostro impegno debba essere volto a scongiurare il default dei servizi sociali in Italia. Tagliare ancora sul sociale provocherebbe ulteriore depressione e un danno indelebile per tutta la collettività. 
Le soluzioni alternative ci sono, sono percorribili e sostenibili. 
L'Unione Europea chiede anche la tutela dei più deboli, il rispetto dei diritti civili ed umani, l'integrazione civile e sociale, la non discriminazione, le politiche attive per il Lavoro. L’Unione Europea non è la BCE. È qualcosa di più! È l’Unione dei popoli e non degli istituti di credito. 
La Federazione interverrà presso tutti i soggetti istituzionali e presso i Parlamentari per evidenziare le proprie proposte, ma ha già deliberato l’intenzione di una mobilitazione generale, se necessaria, con la quale rendere ancora più evidente la propria posizione e le proprie proposte. 

17 agosto 2011 
FISH - Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap 
www.fishonlus.it 
ufficiostampa@fishonlus.it

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